Sei qui: Home News

Download Template for Joomla Full premium theme.

Deutschland online bookmaker http://artbetting.de/bet365/ 100% Bonus.

Online bookmaker bet365

Tribunale del Lavoro di Monza - ASSEGNAZIONE PROVVISORIA INTERPROVINCIALE - MIUR: LA DOCUMENTAZIONE, SE CARENTE, PUO’ ESSERE INTEGRATA SU RICHIESTA DEL DOCENTE, attraverso il c.d. “soccorso istruttorio”.

Il Tribunale di Monza, accogliendo il ricorso ex art. 700 cpc formulato dall’avv. Francesco Azzarà, con decreto n. 5108/2016 emesso inaudita altera parte, ha ordinato all’ATP di Reggio Calabria di ammettere, nell’immediatezza del provvedimento giudiziario, la ricorrente alla graduatoria per l’assegnazione interprovinciale scuola secondaria di secondo grado tipologia sostegno, in posizione utile e in ordine di punteggio.
Il decreto in favore dell’insegnante è stato confermato con ordinanza n. 5383/2016, con condanna del MIUR  alla rifusione delle spese processuali.
La sig.ra **** è ricorsa al Tribunale di Monza segnalando di essere stata esclusa dalle graduatorie provvisorie delle assegnazioni provvisorie interprovinciali per la scuola secondaria di secondo grado con la indicazione della dicitura: “no iscrizione anagrafica”.
La ricorrente aveva immediatamente contestato, con reclamo indirizzato all’ATP di Reggio Calabria, la illegittimità del provvedimento adottato senza, però, ottenere risposta positiva, tant’è che l’Ufficio di cui sopra escludeva la prof.ssa *** anche dalle graduatorie definitive.
La motivazione della esclusione era stata determinata dalla circostanza che l’autocertificazione prodotta (dichiarazione esigenze di famiglia), al momento della compilazione della domanda di assegnazione provvisoria interprovinciale, era incompleta in quanto non indicava la decorrenza anagrafica del marito (da almeno tre mesi dalla di pubblicazione all’albo dell’Ufficio territoriale competente della O.M. concernente la mobilità).
Il Tribunale adito, rilevata la sussistenza dei requisiti per ottenere l’assegnazione provvisoria interprovinciale da parte della prof.ssa ***, che aveva integrato la documentazione sia in sede di reclamo all’ATP di RC sia in sede di ricorso ex art. 700 cpc, ha ritenuto che: “le argomentazioni difensive del MIUR in merito alla mancata indicazione della decorrenza anagrafica nella dichiarazione esigenze di famiglia allegata alla domanda di assegnazione non fossero idonee a paralizzare il diritto della ricorrente di richiedere l’assegnazione provvisoria, partecipando alla relativa procedura ; “tale omissione, pur avendo per oggetto una specificazione espressamente richiesta dall’O.M. sulla mobilità in funzione dell’accertamento del requisito anagrafico, non potesse escludere la partecipazione alla procedura nel caso in cui, come nel caso della fattispecie esaminata, il requisito risulti effettivamente sussistente; “l’incompletezza della dichiarazione sostitutiva originariamente allegata alla domanda si era tradotta in una mera irregolarità, tempestivamente sanata dall’interessata, la quale, a seguito della pubblicazione della graduatoria provvisoria recante la sua esclusione per assenza del requisito anagrafico aveva trasmesso, senza indugio, dapprima all’ATP di RC un’autocertificazione integrativa di residenza e stato di famiglia, corredata dai documenti di identità dei componenti del nucleo familiare; “l’amministrazione convenuta, pertanto, era stata messa in condizione di revocare il provvedimento di esclusione in tempo utile”.
La esclusione dalla graduatoria interprovinciale per le assegnazioni provvisorie non può essere, quindi, determinata se, pur in presenza dei requisiti richiesti, vi sia stata una irregolarità o incompletezza nella documentazione allegata, sanabile attraverso l’applicazione del principio del c.d. “soccorso istruttorio”.
 
 

STUPEFACENTI: scarcerato giovane con grave imputazione

La Corte di Appello di Reggio Calabria, accogliendo l’istanza di scarcerazione formulata dall’avv. Giuseppe Marino, ha disposto la revoca della custodia cautelare in carcere, commutandola in quella meno afflittiva degli arresti domiciliari, per il sig. A.G. di anni 34, imputato di detenzione ai fini di spaccio di ben 6.681 dosi di marijuana.

La vicenda processuale traeva origine da un controllo effettuato dalla Guardia di Finanza – squadra cinofili – di Reggio Calabria, che sorprendeva l’imputato in Villa San Giovanni a bordo di un AutoBus proveniente da Roma e diretto a Catania, in possesso di un borsone all’interno del quale venivano rinvenuti 1.300 grammi di sostanza stupefacente del tipo marijuana.

L’istanza dell’avv. Marino, si è incentrata, oltre che sull’attenuamento delle esigenze cautelari, anche sull’utilizzo delle disposizioni introdotte dalla L.21 febbraio 2014 n.10, recante misure di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria.

La Corte di Appello, il 20 agosto u.s., in accoglimento dell’istanza, ha ordinato la scarcerazione dell’imputato dalla Casa Circondariale di Arghillà presso cui si trovava ristretto, disponendo gli arresti domiciliari.

DIFFAMAZIONE SU FACEBOOK - SENTENZA CASSAZIONE PENALE

Diffamazione su Facebook: non è necessaria l’indicazione nominativa dell’offeso

Cassazione penale , sez. I, sentenza 16.04.2014 n° 16712

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 16 aprile 2014, n. 16712, interviene per chiarire quando possa considerarsi illegittimo l’utilizzo di Internet ed in particolare del social network Facebook.

“Ai fini della integrazione del reato di diffamazione, anche a mezzo di Internet, è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone indipendentemente dalla indicazione nominativa”.

Nel caso di specie un maresciallo capo della Guardia di finanza della compagnia di San Miniato, pubblicava sul proprio profilo del social network la frase “...attualmente defenestrato a causa dell’arrivo di collega sommamente raccomandato e leccaculo...ma me ne fotto ... per vendetta appena ho due minuti gli trombo la moglie”, offendendo in tal modo la reputazione del maresciallo designato in sua sostituzione al comando della compagnia di San Miniato.

La Suprema Corte, nell’annullare la sentenza della Corte Militare di appello, non ha dubbi sulla configurabilità nel caso in questione del reato di diffamazione in quanto l’imputato non si è limitato ad attribuire al suo successore le qualifiche obiettivamente negative di «raccomandato» e «leccaculo», ma ha collegato tali caratteristiche alla successione del predetto militare nella funzione di comando in precedenza ricoperta dall’imputato. Di conseguenza l’imputato ha in modo implicito, ma univoco, affermato che il successore nella sua funzione di comando era subentrato soltanto per dette qualità negative ponendole, quindi, in collegamento funzionale con un fatto concreto e, quindi, determinato. Inoltre non v’è dubbio sul fatto che la pubblicazione della frase indicata nell’imputazione sul profilo del social network “Facebook” rende la stessa accessibile ad una moltitudine indeterminata di soggetti con la sola registrazione al social network ed anche per le notizie riservate agli «amici» ad una cerchia ampia di soggetti.

A nulla vale quanto sostenuto dalla Corte di merito circa il fatto che l’imputato non aveva indicato il nome del suo successore, né la funzione di comando in cui era stato sostituito, né alcun riferimento cronologico, poiché l’utilizzo dell’avverbio «attualmente», ovviamente si riferisce al presente, e la qualificazione di «collega» collegata al termine «defenestrazione» non lascia dubbi circa l’identificazione del soggetto diffamato.

La stessa Cassazione ribadisce che ai fini della integrazione del reato di diffamazione è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone indipendentemente dalla indicazione nominativa (Sez. 5, n. 7410 del 20/12/2010). D’altro canto il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell’altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due.

Sentenza Tribunale di Reggio Calabria -Giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo

TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA
SEZIONE I CIVILE
GIUDICE MONOCRATICO DOTT.SSA VINCENZA BELLINI
proc. civ. 1484/2010 - sentenza del 09.03.2014
 
Il Tribunale di Reggio Calabria, pronunciandosi nel giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo, introdotto da un creditore dell'ASP di Reggio Calabria per accertare e dichiarare l'esistenza del credito dell'ASP nei confronti della Banca convenuta, ha accolto la domanda formulata dall'attore, riconoscendo la disponibilità di somme alla data del pignoramento sul conto di tesoreria dell'ASP di Reggio Calabria gestito dalla Banca Nazionale del Lavoro spa. In particolare, il Tribunale, con la importante pronuncia ha statuito che "[...]ai fini delle azioni esecutive, il terzo debitore sia individuato dalla norma speciale non già in base al mero rapporto di debito che caratterizza la consueta relazione tra un ente e la sua banca, bensì secondo uno schema articolato che valorizza il ruolo operativo e gestionale dell'istituto bancario, chiamato ad effettuare le operazioni contabili anche relative a fondi che non giacciono presso il cassiere o tesoriere, ma sono invece depositati presso un altro organismo ancora, vale a dire la tesoreria provinciale dello Stato: il pignoramento e il sequestro si eseguono presso il tesoriere o cassiere non nella veste ordinaria che detto istituto assume, ma nella veste speciale strettamente collegata al meccanismo della tesoreria unica[...]"

BUONI FRUTTIFERI POSTALI - CALCOLO INTERESSI - DECRETO INGIUNTIVO

Il Tribunale di Reggio Calabria con decreto del 25.02.2014, ha accolto le richieste formulate dall’avv. Antonella Azzarà nell’interesse di un proprio assistito, ingiungendo a Poste Italiane s.p.a. il pagamento della complessiva somma di € 19.476,18 oltre interessi e spese legali.

Leggi tutto...

Sentenza - Immigrazione Clandestina

Il GUP presso il Tribunale di Reggio Calabria, in sede di rito abbreviato, con sentenza n. 946/2013 emessa i il 16.12.2013 ha assolto con la formula "per non aver commesso il fatto" quattro cittadini extracomunitari assistiti dallo studio Azzarà-Marino, imputati del delitto di cui all'art. 12 comma 3 lett. a), b), c), d) D. Lgs 286/1998, ordinando, tra l'altro, l'immediata scarcerazione di A. J. A. detenuto in forza di misura custodiale emessa nell'ambito dello stesso procedimento. 

Ordinanza - Fornitura di Energia Elettrica

Il Tribunale di Reggio Calabria, Seconda Sezione Civile, accogliendo l'istanza cautelare formulata dall'avv.Giuseppe Marino nell'interesse di una importante struttura alberghiera di Reggio Calabria, con provvedimento del 06.03.2014, ha ordinato alla società Edison s.p.a. di ripristinare l'erogazione dell'energia elettrica.

Leggi tutto...

Sentenza - Diritto Minorile-Messa alla prova

Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria

Competenza Penale

Sentenza di non doversi procedere nei confronti di minore accusato di furto aggravato.

Leggi tutto...

Sentenza in materia di Impiego di lavoratore extracomunitario

Tribunale di Reggio Calabria

Sezione Penale Monocratico

Assolto imprenditore accusato di aver occupato  alle proprie dipendenze lavoratore privo di permesso di soggiorno

Il Tribunale di Reggio Calabria, con la sentenza n. 52/2014 emessa il 16.01.2014, accogliendo le tesi difensive formulate dall’avv. Giuseppe Marino, ha assolto il titolare di una impresa edile, dal reato p. e p. dall’art.22, comma 12, D.lgs n.286/1998, con la formula perché il fatto non sussiste.

Leggi tutto...

PELLARO pin
Via Nazionale Trav. E n.18
89100 Reggio Calabria
Telefono: +39 0965.331905
Fax: +39 0965.331905
Email: studioazzaramarino@gmail.com

REGGIO CALABRIA pin
Via Paolo Pellicano n.15/E
89128 Reggio Calabria
Telefono: +39 0965.331905
Fax: +39 0965.331905
Email: studioazzaramarino@gmail.com

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.